Cosa ci impedisce di invertire la freccia del tempo con una scelta di condizioni iniziali opportune? Supponiamo di disporre di un apparecchio fantascientifico che ci permetta di far partire ciascun atomo del gas dalla posizione e con la velocità desiderata, con un margine di errore piccolissimo. Partiamo come prima da uno stato appartenente ad A, l'insieme degli stati che descrivono il gas concentrato in metà recipiente. Trascorso un certo periodo di tempo, diciamo dieci secondi, lo stato del sistema è passato dalla regione iniziale A ad una certa regione B, che si ottiene facendo evolvere per dieci secondi tutti gli stati di A, e che sappiamo avere lo stesso volume. Se riuscissimo a portare lo stato del sistema nella regione C, ottenuta a partire dagli stati della regione B invertendo tutte le velocità, vedremmo un gas che si concentra e in dieci secondi va ad occupare metà del contenitore: avremmo così invertito la freccia del tempo. La regione C ha ancora lo stesso volume di B, quindi lo stesso volume di A. Eppure mentre portare lo stato nella regione A è semplice (basta usare un pistone), neanche l'uso del nostro apparecchio fantascientifico ci consente di portare lo stato nella regione C. Perché?
Il motivo sta nella già menzionata alta sensibilità alle condizioni iniziali. La regione A ha un aspetto piuttosto regolare: ha volume piccolissimo e occupa una porzione piccolissima dello spazio delle fasi. Dopo dieci secondi di evoluzione gli stati di A sono andati ad invadere tutto lo spazio delle fasi, pur conservando il piccolo volume che aveva A. Ciò vuol dire che l'insieme B così ottenuto risulta molto irregolare, quasi rarefatto. Una buona analogia è pensare ad A come ad una goccia di inchiostro appena caduta in un bicchiere d'acqua e a B come la sua evoluzione dopo alcuni istanti, quando l'inchiostro ha ormai colorato tutta l'acqua: l'inchiostro si trova ovunque, ma se prendiamo una molecola a caso dal bicchiere quasi sicuramente sarà una molecola d'acqua.
L'insieme C è ottenuto a partire da B tramite una semplice riflessione (vengono invertite le velocità) quindi continua ad avere la stessa geometria. Se impostiamo il nostro apparecchio fantascientifico su un determinato stato, a causa dei pur minimi errori verrà prodotto uno stato vicino. Impostandolo su uno stato all'interno della regione A, lo stato vicino prodotto starà ancora in A. Invece, impostandolo su uno stato di C, lo stato prodotto starà quasi certamente fuori da C e non evolverà verso A.
Gli ingredienti dell'irreversibilità
Abbiamo visto che gli ingredienti dell'irreversibilità sono una certa eccezionalità delle condizioni iniziali, un gran numero di gradi di libertà, ed una sufficiente ergodicità. In che misura questi diversi ingredienti concorrono alla formazione della freccia del tempo?
L'eccezionalità delle condizioni iniziali è essenziale. Nell'evoluzione di gas, liquidi ed altri sistemi complessi l'irreversibilità si manifesta se possiamo partire da condizioni iniziali eccezionali, lontane dall'equilibrio e corrispondenti a regioni di volume piccolissimo nello spazio delle fasi, in altre parole se possiamo partire da stati iniziali di bassa entropia.
Condizioni iniziali eccezionali permettono la formazione della freccia del tempo anche in assenza degli altri due ingredienti: pensiamo ad una palla che rotola su un piano orizzontale posto a tre metri di altezza e che alla fine del piano cade giù in mano ad un ragazzo. Se filmiamo questa scena e la rivediamo in reverse vedremo un ragazzo che lancia una palla su di un piano posto al di sopra della sua testa, con tanta precisione che quella arriva con velocità verticale nulla ed inizia a rotolare senza fare alcun rimbalzo. Chi vedesse il video in reverse sospetterebbe subito la manipolazione, quindi in questo sistema fa la comparsa una pur debole freccia del tempo, dovuta al fatto che le condizioni iniziali in cui la palla ha componente verticale della velocità nulla formano un insieme di volume trascurabile nello spazio delle fasi di questo sistema. Però il fatto che qui la dinamica non sia fortemente sensibile alle condizioni iniziali rende possibile, seppure difficile, il compito di un ragazzo che volesse realizzare dal vivo il lancio che si vede nel video in reverse.
Ma come è possibile creare condizioni iniziali eccezionali, o con bassa entropia, come quella di un gas che occupa metà di un recipiente? Basta che uno sperimentatore spinga un pistone, aumentando leggermente la propria entropia, che provvederà a riabbassare facendo uno spuntino, ossia consumando alimenti a bassa entropia. Alimenti che traggono la loro bassa entropia dal sole, anch'esso in una situazione di bassa entropia. Di questo passo si è naturalmente condotti a considerazioni di natura cosmologica e all'ipotesi che lo stato iniziale dell'universo fosse uno stato di bassa entropia. Ne era ben conscio Boltzmann, che considerava questa come un'ipotesi inevitabile e non deducibile da principi più fondamentali. Cosmologi moderni, come Roger Penrose, nutrono la speranza di poter dedurre la bassa entropia dell'universo del big bang da principi più basilari.
Abbiamo usato l'ipotesi ergodica per giustificare il fatto che il volume di una regione dello spazio delle fasi sia proporzionale alla probabilità che la traiettoria di un generico stato si trovi ad un dato istante in tale regione. Eppure i sistemi con un gran numero di gradi di libertà mostrano comportamenti irreversibili anche senza esibire una vera ergodicità, nel senso matematico del termine. Un gas i cui atomi non interagiscono tra loro costituisce un sistema che ergodico non è, dato che la velocità di ciascun atomo è un integrale del moto, eppure non lo vedremo tornare ad occupare la metà recipiente da cui era partito [15]. Il motivo è che questo sistema è in un certo senso ergodico rispetto alla misurazione che stiamo facendo, quella di contare il numero delle particelle contenute in metà recipiente. Facendo altri tipi di esperimenti con questo gas non vedremmo comparire alcuna freccia del tempo. Mescoliamo due quantità di gas, la prima composta da atomi le cui velocità sono distribuite vicino ad un certo valore medio va, la seconda in cui la distribuzione delle velocità è vicina ad un valore medio vb, diverso da va. Se gli atomi non interagiscono, le velocità si conservano e sarà possibile in futuro separare nuovamente le due quantità di gas. Qua l'irreversibilità non appare. Se invece gli atomi interagiscono, le loro velocità tenderanno ad assumere una distribuzione Gaussiana - la curva dalla classica forma a campana - attorno ad un valore intermedio tra va e vb (un altro risultato descritto quantitativamente da Boltzmann). Separare gli atomi dei due gas diventa quindi impossibile: in un gas di atomi interagenti l'irreversibilità si manifesta anche in questo esperimento.
Osservando un gas, un liquido o altri sistemi complessi, le misurazioni macroscopiche che possiamo fare sono relativamente poche rispetto al grande numero di gradi di libertà. A ciascuna di queste misurazioni corrisponde una funzione sullo spazio delle fasi, che assume valori vicini ad un comune valore di equilibrio su gran parte dello spazio delle fasi, e presenta notevoli differenze soltanto in una regione eccezionale di volume piccolissimo. Il rapporto tra il volume della regione eccezionale e il volume di tutto lo spazio è esponenzialmente piccolo rispetto al numero dei gradi di libertà. Solo alle zone eccezionali si deve applicare l'ipotesi ergodica; se anche questa non fosse valida in senso stretto, ma le zone eccezionali venissero visitate cento, mille, un milione di volte più spesso di quanto previsto dall'ergodicità, il loro volume è talmente piccolo che la probabilità che una volta raggiunto il valore di equilibrio il sistema possa discostarsene è trascurabile.
Per sistemi con pochi gradi di libertà comportamenti irreversibili, in ogni caso quantitativamente diversi da quelli di sistemi con molti gradi di libertà, possono apparire solamente in presenza di buone proprietà ergodiche. Immaginiamo di vedere in un video 15 palle numerate ed una bianca rimbalzare tra loro e sulle sponde di un tavolo da biliardo. Ad un certo punto le palle numerate si riuniscono a formare un triangolo da cui viene sparata fuori la palla bianca. Anche chi non ha mai visto una spaccata nel biliardo all'americana intuirà che sta vedendo un video in reverse. Qui i gradi di libertà, trascurando le rotazioni delle palle attorno ai loro assi, sono solamente 32, ma grazie all'ergodicità e alla scelta di una condizione iniziale particolarissima sono sufficienti alla formazione della freccia del tempo.
Le reazioni a Boltzmann
Le idee di Boltzmann incontrarono una generale ostilità presso i contemporanei. Particolarmente critici furono Loschmidt, Mach, Zermelo, e vi furono incomprensioni anche da parte di chi, come i coniugi Erhenfest, sostennero e svilupparono le idee di Boltzmann.
Zermelo in particolare criticò l'approccio di Boltzmann in base al teorema di ricorrenza di Poincaré. Si tratta di un teorema molto generale, che afferma che se lo spazio X ha volume finito e la dinamica su X conserva il volume, allora un generico stato di una qualunque regione A ritorna in A per tempi arbitrariamente grandi (come prima, “generico” significa che ciò accade a tutti gli stati di A, tranne che eventualmente a stati appartenenti ad una regione di volume nullo). Secondo Zermelo questo fatto esclude la possibilità di dedurre un comportamento irreversibile da un modello meccanico come quello studiato da Boltzmann. Boltzmann non ebbe difficoltà a rispondere a questa critica, mostrando che nei sistemi da lui considerati il tempo di ricorrenza previsto dal teorema di Poincaré è astronomicamente grande. In effetti il tempo di ricorrenza per la regione A è inversamente proporzionale al volume di A e cresce all'aumentare delle proprietà ergodiche del sistema. Perciò un gran numero di gradi di libertà - responsabile della piccolezza dei volumi delle regioni dove il sistema è lontano dall'equilibrio - e/o una buona ergodicità annullano per scale di tempo fisicamente ragionevoli gli effetti della ricorrenza.
Altre critiche ed incomprensioni derivarono invece da ciò che è oggi riconosciuto come un altro dei grandi meriti dello scienziato austriaco: l'uso della probabilità nello studio dei sistemi deterministici. Il comportamento irreversibile del gas nel recipiente diviso in due parti può essere spiegato in maniera molto semplice ricorrendo a modelli probabilistici, come quello che gli Erhenfest proposero per illustrare le idee di Boltzmann: si immagina che gli N atomi siano numerati, che ad ogni istante venga estratto a sorte un numero da 1 a N e che l'atomo corrispondente venga spostato dalla metà del recipiente in cui si trova nell'altra. Se all'inizio gli atomi sono tutti a sinistra, la prima estrazione comporterà lo spostamento di uno degli atomi a destra. Al secondo istante sarà molto improbabile che venga estratto lo stesso numero, quindi sarà molto probabile che un secondo atomo da sinistra si sposti a destra. Finché a destra non vi è un numero di atomi paragonabile a quello degli atomi presenti a sinistra, sarà molto probabile che l'atomo sorteggiato stia da quest'ultima parte e si osserverà un flusso di atomi da sinistra a destra. Una volta raggiunto l'equilibrio gli spostamenti da sinistra a destra e da destra a sinistra saranno ugualmente probabili e l'equilibrio si manterrà. Questo modello descrive abbastanza bene il comportamento di un gas, però a prima vista appare molto lontano dalle equazioni deterministiche che sappiamo regolare il moto degli atomi. Eppure le idee di Boltzmann permettono di dimostrare che un sistema che obbedisce a queste equazioni esibisce un comportamento analogo a quello del modello probabilistico degli Erhenfest.
Naturalmente altri contemporanei condividevano le idee di Boltzmann sul ruolo della probabilità nelle scienze esatte. Non saprei trovare parole migliori di quelle di Poincaré per descrivere questo ruolo:
Una causa minima, che ci sfugge, determina un effetto considerevole, del quale non possiamo non accorgerci: diciamo allora che questo effetto è dovuto al caso. Se conoscessimo con esattezza le leggi della natura e lo stato dell'universo all'istante iniziale, potremmo prevedere quale sarà lo stato di questo stesso universo ad un istante successivo. Ma quand'anche le leggi naturali non avessero per noi più segreti potremo conoscere lo stato iniziale soltanto approssimativamente. Se ciò ci permette di conoscere lo stato successivo con la stessa approssimazione, non abbiamo bisogno d'altro, e diremo che il fenomeno è stato previsto, che esistono leggi che lo governano. Ma non sempre è così: può succedere che piccole differenze nelle condizioni iniziali generino differenze grandissime nei fenomeni finali; un piccolo errore a proposito delle prime genererebbe allora un errore enorme a proposito di questi ultimi. La previsione diventa impossibile: siamo di fronte al fenomeno fortuito.
E soprattutto:
Mi chiedete di prevedere i fenomeni che stanno per verificarsi. Se per disgrazia conoscessi le leggi di questi fenomeni, non sarei in grado di farlo se non a prezzo di calcoli inestricabili e dovrei rinunciare a rispondervi; ma siccome ho la fortuna di ignorarle, vi risponderò immediatamente. E quel che vi è di più straordinario in tutto ciò è che la mia risposta sarà corretta [16].
Critiche a Boltzmann e ricerche di soluzioni alternative sono proseguite anche in anni più recenti. Tra i critici più noti, i filosofi Bergson, Popper, Feyerabend e il premio Nobel per la chimica Prigogine (l'articolo [A] contiene un'analisi rigorosa di queste critiche ed una difesa delle idee di Boltzmann, il libro [D] esprime una posizione opposta).
Stabilità inaspettate
Per conto nostro ci dichiariamo più che soddisfatti dalla spiegazione di Boltzmann. Ma se l'origine dei comportamenti irreversibili ci è chiara, cosa dire di quei sistemi dove l'irreversibilità non si presenta? Al pendolo a forma di cavaliere certamente mancano i requisiti fondamentali: si tratta di un sistema completamente integrabile con pochi gradi di libertà. Però come mai sistemi complessi come i sistemi planetari o le galassie seguono moti che ci appaiono reversibili?
Il nostro sistema solare contiene una miriade di asteroidi, concentrati essenzialmente tra le orbite di Marte e di Giove. Perché le interazioni tra loro e quelle con i pianeti non fanno sì che gli asteroidi si distribuiscano per tutto il sistema solare?
Un altro esempio nasce da una delle prime simulazioni al computer, quella che Fermi, Pasta e Ulam realizzarono nell'estate del 1953 con il MANIAC, uno dei primi computer mai costruiti. I tre scienziati simularono l'evoluzione di un sistema costituito da un gran numero di oscillatori armonici, accoppiati da deboli forze non lineari. Gli accoppiamenti, ancorché deboli, distruggono la completa integrabilità del sistema disaccoppiato e visto il gran numero di gradi di libertà ci si aspettava di assistere ad una rapida equipartizione dell'energia: eccitando inizialmente solo alcuni dei pendoli, la loro energia doveva trasmettersi agli altri in modo da raggiungere presto un equilibrio in cui tutti gli oscillatori hanno pressappoco la stessa energia. Invece nella simulazione di Fermi, Pasta e Ulam questa convergenza all'equilibrio non sembrava manifestarsi.
Nel 1954 il matematico russo Kolmogorov scoprì un nuovo aspetto dei sistemi meccanici che poteva spiegare questi fenomeni. I suoi risultati furono migliorati da Arnold e Moser nel decennio successivo, andando a formare quella che adesso si chiama teoria KAM, dalle iniziali dei tre matematici.
La teoria KAM riguarda sistemi che possono essere visti come piccole perturbazioni di sistemi completamente integrabili: sono di questo tipo tanto il sistema studiato da Fermi, Pasta e Ulam quanto i sistemi planetari, dato che la grande differenza fra le masse in gioco fa sì che le interazioni tra i corpi in orbita siano di gran lunga più deboli delle loro interazioni con la stella centrale, e dato che il sistema in cui si considerano solo queste ultime è completamente integrabile.
Il secondo riquadro ("Sistemi completamente integrabili") mostra come lo spazio delle fasi di un sistema completamente integrabile sia foliato da tori invarianti per la dinamica. Su ciascun toro la dinamica è data da moti quasi- periodici, ottenuti cioè combinando n rotazioni indipendenti, con frequenze ω1, ω2..., ωn date dal valore degli integrali del moto su quel toro.
La teoria KAM dimostra che nel sistema perturbato i tori invarianti corrispondenti a frequenze in rapporto molto irrazionale sopravvivono, magari un po' modificati, mentre gli altri tori vengono distrutti. Vediamo cosa si intenda per "frequenze in rapporto molto irrazionale", limitandoci per semplicità al caso n=2. In questo caso le frequenze sono soltanto due e stiamo chiedendo che il loro rapporto ω1/ω2 sia un numero irrazionale che si approssima male con numeri razionali. Tecnicamente, chiediamo che ω1/ω2 sia un numero Diofanteo.
I numeri diofantei
Ogni numero irrazionale α è approssimabile con la precisione desiderata da un numero razionale, ma al costo di scegliere il denominatore di quest'ultimo sufficientemente grande. Ad esempio se q è un intero positivo, possiamo approssimare α a meno di 1/q con un razionale che ha per denominatore proprio q, come il lettore potrà facilmente verificare. Più impegnativo è dimostrare il risultato seguente, dovuto a Liouville: per ogni numero reale α esiste una successione di interi positivi qh che cresce indefinitamente ed esistono interi ph tali che
| α - ph/qh| ≤ 1/qh2.
Dire che α è Diofanteo significa che questo ordine di approssimazione non è migliorabile di molto. Più precisamente, α è Diofanteo se esistono numeri β > 2 e γ > 0 tali che
| α - p/q | ≥ γ/qβ
per ogni scelta del numero razionale p/q. Scoprendo un inaspettato collegamento tra la teoria dei numeri e la meccanica, la teoria KAM dimostra che nei sistemi con due gradi di libertà sono i tori con rapporto tra le frequenze Diofanteo a sopravvivere alle piccole perturbazioni.
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Dunque in un sistema vicino ad uno completamente integrabile una gran parte dei tori invarianti e dei relativi moti quasi-periodici sopravvive, mentre altri vengono distrutti, lasciando alcuni stati liberi di seguire moti molto complicati. La figura seguente mostra una sezione dello spazio delle fasi di un sistema di questo tipo: in blu sono rappresentati gli stati che appartengono a tori sopravvissuti, in rosso gli altri stati.
Quanto più piccola è la perturbazione del sistema completamente integrabile, tanto maggiore è il volume occupato da quei tori che sopravvivono. Sistemi di questo tipo, per quanto non abbiano in generale integrali del moto diversi dall'energia, sono molto lontani dall'ergodicità: gli stati che appartengono ad uno dei molti tori che sopravvivono vi rimarranno confinati per sempre, dando origine a moti quasi-periodici e senza far nascere alcuna freccia del tempo.
Misurare posizione e velocità
Concludiamo questo nostro excursus nella meccanica parlando di un teorema importante, anche se non direttamente collegato al problema dell'irreversibilità.
Consideriamo un sistema meccanico con n ≥ 2 gradi di libertà. Supponiamo di conoscere lo stato del sistema a meno di una precisione R in tutte le coppie di variabili posizione-velocità. Questo significa che se valutiamo che lo stato del sistema sia (Q1, Q2, ..., Qn, V1, V2, ..., Vn), lo stato vero è un certo (q1, q2, ..., qn, v1, v2, ..., vn) dove
(qj - Qj)2+ (vj - Vj)2≤ R2, (1)
per ogni j da 1 a n. Vorremmo far evolvere lo stato del sistema in modo da migliorare contemporaneamente la nostra conoscenza di una coppia di variabili posizione-velocità, per fissare le idee la q1 e la v1. Per esempio potremmo voler conoscere meglio la componente verticale della posizione e della velocità di una determinata particella. Per realizzare ciò occorre che l'evoluzione temporale del sistema porti la regione definita dalle n disuguaglianze (1) nella regione costituita dagli stati (q1, q2, ..., qn, v1, v2, ..., vn) che verificano la sola disuguaglianza
(q1 - Q )2+ (v1 - V )2≤ S2, (2)
dove il numero S è inferiore ad R ed è il nuovo livello di precisione desiderato (qua Q e V sono le nuove stime per q1 e v1). Il teorema di Liouville non ci impedisce di realizzare una evoluzione di questo tipo. Infatti la regione definita dalle equazioni (1) ha volume finito [17], mentre quella definita dalla (2) ha volume infinito, dato che tutte le variabili qj e vj con j ≥ 2 sono libere (questa regione deve essere pensata come un cilindro infinito avente per base il cerchio di raggio S nelle variabili q1 e v1). È certamente possibile mandare una regione di volume finito dentro una di volume finito tramite una trasformazione che conservi il volume.
Eppure nel 1985 il matematico russo Mikhail Gromov ha dimostrato che se S < R nessuna trasformazione della meccanica [18] può mandare la regione definita dalle equazioni (1) dentro quella definita dalla (2). Si noti che sarebbe invece molto semplice migliorare la conoscenza di tutte le posizioni q1, q2, ..., qn a scapito di tutte le velocità v1, v2, ..., vn, come pure il viceversa.
Parte del fascino di questo teorema è dovuta ad una suggestiva analogia con uno dei principi fondamentali della meccanica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg. Esso afferma che, mentre è possibile misurare la posizione oppure la velocità di una particella con precisione arbitraria, non è possibile misurarle entrambe con una precisione congiunta che superi una certa soglia. Per quanto imperfetta (nella meccanica classica non appare una soglia privilegiata), l'analogia con il teorema di Gromov è evidente.
Nel teorema di Gromov si parte da una precisione uniforme, data dal numero R, su tutte le variabili. Se invece la precisione iniziale non è uniforme si aprono nuove possibilità, come ha mostrato nel 2006 il matematico americano Larry Guth costruendo una trasformazione meccanica dalle proprietà inaspettate. In un sistema con tre particelle conosciamo la posizione e la velocità della prima con ottima precisione, data da un numero arbitrariamente piccolo ε, mentre conosciamo la posizione e la velocità delle altre due particelle con precisione media, diciamo di ordine 1. La trasformazione di Guth permette di guadagnare un'ottima precisione sulla conoscenza di posizione e velocità della seconda particella, senza per questo perdere significativamente quella sulla prima e al solo scapito di quella sulla terza. Più quantitativamente, alla fine della trasformazione la posizione e la velocità della prima particella risultano note con precisione 2ε, quelle della seconda con precisione 10ε, mentre quelle della terza sono essenzialmente ignote. Ricorrendo ad un'analogia chimica, possiamo dire che la prima particella si comporta come un catalizzatore, mentre la terza è un prodotto di scarto.
Né il teorema di Gromov né la costruzione di Guth hanno ancora trovato significative applicazioni fisiche, ma mostrano quanta ricchezza si celi nelle equazioni della meccanica. Equazioni che matematici e fisici guardano da oltre tre secoli. In questi tre secoli molti altri principi e molte altre equazioni sono stati introdotti per spiegare i fenomeni che accadono alle scale subatomiche o astronomiche. Eppure le equazioni scritte da Newton conservano la loro validità nella descrizione di una vastissima gamma di fenomeni. Per questo matematici e fisici continuano a studiarle e generazione dopo generazione vi scoprono qualcosa di nuovo.
Le equazioni sono sempre le stesse, ma la loro struttura è talmente ricca che le idee sulle loro implicazioni, per non parlare delle tecniche nell'affrontarle, sono mutate profondamente. Newton, Laplace, Liouville, Poincaré, Boltzmann, Kolmogorov, Arnold, Moser e Gromov sono soltanto alcuni dei protagonisti di un avvenura intellettuale che promette di proseguire ancora per molti anni.
Ringraziamenti
Si ringrazia Arrigo Amaduzzi per i materiali e per la consulenza nella realizzazione dei video.
Bibliografia
[A] J. Bricmont, Science in chaos or chaos in science?, in "The flight from science and reason", Annals of the New York Academy of Science 79 (1996), pag. 131. Reperibile all'indirizzo web http://arxiv.org/abs/chao-dyn/9603009.
[B] G. Gallavotti, Meccanica statistica, voce per la Enciclopedia delle scienze fisiche edita dalla Enciclopedia Italiana, vol. III pag. 723-740, 1993.
[C] J. Lebowitz, Boltzmann entropy and time's arrow, Physics Today (1993), pag. 32-38. Reperibile all'indirizzo web http://www.math.rutgers.edu/~lebowitz/PUBLIST/lebowitz_370.pdf.
[D] I. Prigogine, La fine delle certezze, Bollati Boringhieri 1997.
[E] D. Ruelle, Caso e caos, Bollati Boringhieri 1992.
[1] Martin Amis, The time arrow, Penguin 1991 (trad. it. La freccia del tempo, Mondadori, 1993). “Anche mangiare perde ogni attrattiva [...] Scelgo un piatto sporco, vi sistemo degli avanzi di cibo presi dalla pattumiera e mi metto comodo per un po'. Alcuni bocconi vengono rigurgitati nella mia bocca e, dopo un abile massaggio con la lingua e con i denti, li trasferisco sul piatto per un'ulteriore lavorazione con coltello, forchetta e cucchiaio. È quasi terapeutico, a meno che non si abbia a che fare con una zuppa o qualcosa del genere, nel qual caso è una vera tortura. Poi affronto la laboriosa faccenda del raffreddamento, del riassemblaggio, dell'immagazzinaggio, prima di riportare gli alimenti al supermercato dove, devo riconoscerlo, vengo prontamente e generosamente rimborsato per le mie sofferenze. Poi con il carrello o il cestello percorro a ritroso le corsie, rimettendo tutta la mercanzia al proprio posto.” (TdR)
[2] L'accelerazione e la forza sono grandezze vettoriali, in quanto servono tre componenti spaziali per determinarle. Adottiamo la convenzione di indicare in grassetto le grandezze vettoriali.
[3] Il lettore che abbia dimestichezza con il moto circolare può provare ad eseguire lo stesso esperimento mentale con un treno che si muova in curva con velocità costante.
[4] Vi sono anche forze, come quelle magnetiche, che dipendono dalla velocità del corpo su cui agiscono. In presenza di tali forze la reversibilità dell'equazione di Newton è da intendersi in un senso diverso da quello che discutiamo qui.
[5] Questo è il contenuto del Teorema di Picard-Lindelöf o di Cauchy-Lipschitz, dal nome dei matematici a cui è associata la dimostrazione studiata ancora oggi nei corsi universitari.
[6] Qui parliamo di sistemi della fisica classica, siste mi cioè dove le velocità non siano prossime a quelle della luce (che richiedono una trattazione relativistica) e dove non siano rilevanti le singole interazioni tra particelle elementari (per le quali è necessaria la meccanica quantistica). Pressoché tutti i fenomeni che avvengono a scala umana rientrano nell'ambito della fisica classica.
[7] Pierre Simon de Laplace, Essai philosophique sur les probabilités, 1825 (trad. it. S. Oliva, Laterza 1951).
[8] L'uso di un computer ci permette di calcolare soluzioni approssimate, ma in generale la qualità dell'approssimazione peggiora al crescere del tempo e per tempi grandi tali soluzioni approssimate sono inservibili.
[9] Questa proprietà è dovuta alla natura Hamiltoniana delle equazioni di Newton, cioè al fatto che le componenti delle forze sono - a meno del segno - le derivate parziali di una funzione V(q1,q2,...,qn), detta energia potenziale.
[10] Ed è bene sottolineare come il paradigma determinista di Laplace resti valido ancora oggi, almeno per la maggior parte degli scienziati. L'introduzione della meccanica quantistica ci obbliga ad interpretare diversamente questo paradigma, ma come abbiamo già osservato la descrizione di tutti i fenomeni a scala umana generalmente non richiede la meccanica quantistica.
[11] Qua "tutto" non va inteso in senso letterale: la traiettoria di uno stato è una curva regolare, ossia qualcosa di dimensione uno che non può riempire uno spazio di dimensione più alta. Quello che intendiamo è che qualunque regione di volume positivo prima o poi viene visitata dalla traiettoria.
[12] Non sono molti i sistemi di cui si sappia dimostrare rigorosamente l'ergodicità. Grazie ad un lavoro di Sinai del 1963, appartiene a questa classe il moto di una pallina in un tavolo da biliardo con ostacoli convessi, un sistema che presenta buone analogie con i gas.
[13] In effetti introducendo il Teorema di Liouville abbiamo parlato di volume dello spazio delle fasi, non di volume nello spazio X, che ha una dimensione in meno ed è in generale uno spazio curvo. Il fatto che sullo spazio X sia possibile definire un volume conservato dalla dinamica è una conseguenza del Teorema di Liouville. È questo il volume a cui ci stiamo riferendo.
[14] Per l'etimologia della parola ergodico si veda [B].
[15] Però in questo caso l'apparecchio fantascientifico del capitolo precedente ci permetterebbe di invertire la freccia del tempo.
[16] Henri Poincaré, Le hasard, Revue du mois, 1907. Riprodotto in traduzione italiana nella raccolta di scritti di Poincaré Geometria e Caso, Bollati Boringhieri 1995.
[17] La coppia di variabili (qj,vj) varia in un cerchio di raggio R, che ha area π R2. Il volume della regione individuata dalle disuguaglianze (1) si ottiene moltiplicando tra loro i contributi di ciascuna delle n coppie di variabili, quindi è pari a (π R2)n.
[18] Qua per trasformazione della meccanica si intende la trasformazione Tt associata ad un sistema anche più generale di quello definito dalle equazioni di Newton, ovvero un sistema Hamiltoniano dipendente dal tempo.